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L’agenzia di viaggi sta a lei come Mediaworld sta a me: vi presento mia cugina, in giro per il mondo un mese sì e uno no. O anche più spesso. Le poche volte che la sento per telefono (perché lei in Sardegna non ci viene, c’ha la casa anche all’Elba a pochi passi dal mare…) mi elenca passato presente e futuro dei suoi spostamenti planetari, non esiste angolo della terra che non mi abbia descritto con malcelata vanteria. Ma proprio mal celata, ma male male… famosa è una sua frase, che mio marito riprende quando sentiamo il bisogno di farci una risata: “Ah ah, non sai dov’è la Namibia?”; perché una volta, tornata da quella regione, ha pensato bene di ficcarlo nella prima nostra conversazione: “Siamo stati in Namibia, sai dov’è la Namibia?” Volevo dire: “O cretina, lo so che non è in Svezia, che domande mi fai, lo sanno tutti che è in Africa!” ma per una volta nella mia vita ho fatto passato due secondi prima di parlare, qualcuno mi ha detto che ho la lingua “a scivolo”, cioè i pensieri dal cervallo scivolano in bocca e se ne escono subito senza filtro. Così imparo: due secondi presi come un pozzo di ignoranza: “Ah ah, non sa dov’è la Namibia!”, al che sono rimasta ancor più sbigottita: lo so che è tonta, che è ignorante, ma credevo che almeno lei qualche filtro ce l’avesse! e giù a darmi spiegazioni dettagliate complete di coordinate come se io fossi dovuta partire il giorno dopo per l’Africa a piedi. Ed io ammutolita: non la posso mica prendere a botte come facevo da piccola (e ora capisco perché)!

Ma anche la goccia più piccola pian piano scava la roccia, e più che vado avanti negli anni più mi chiedo se magari non sarebbe il caso di prendere armi e bagagli e intraprendere qualche viaggetto anch’io. Dopotutto, con l’equivalente di un regalo di Natale ci andavo in Grecia per una settimana e tornavo, tutto compreso! e con un viaggio andata e ritorno Livorno-Olbia qualche giorno in America me lo facevo, e forse anche più. Non si parli di quando mi si è guastato il cellulare che ora giace all’assistenza e chissà quando me lo ridanno, e non ho resistito alla tentazione di prendermi un phone tablet, che ora me ne vado in giro con un telefonone! Perché, i computer? e una casa con 5000 metri di terreno che mi risucchia anche l’anima? che prima della crisi me la volevano comprare – soldi in mano – per una cifra che ora gliela darei al volo tutto compreso e che allora rifiutai? A quest’ora mutuo pagato, casa di proprietà e soldi da spendere, in viaggi ed anche in computer. Ma no, io fotografo i tramonti, poi li guardo, esco in veranda che qui la chiamano patio, respiro un attimo e la voglia di vendere passa. Per tornare fino al prossimo tramonto.

Mi chiedo come faccia ad avere accumulato sì tanto, la cugina, con un lavoro di quelli normalissimi, lo stipendio del marito (passato a miglior vita, e lontano da lei sicuramente sta molto meglio): villa fuori città, i due figli negli appartamenti a piano terra, e quattro nipotini, due + due, impianto solare, macchina nuova, appartamenti sparsi in città e altrove… Sì, spingeva la macchina a mano fuori del garage per non consumare benzina, anche se usava la bicicletta, vecchia; si faceva e si fa i capelli da sola, si cuce i vestiti, va a fare la spesa guardando solo al risparmio, nel terreno ha frutta e verdura che si coltiva da sé, non ti parla di nulla senza metterci il cartellino del prezzo… Ma io una volta, anni fa, ho provato a fare il conto di quanto mi ci sarebbe voluto, avendo uno stipendio (che non avevo), a mettere da parte i soldi per comprarmi casa: nemmeno vivendo a pane ed acqua ce l’avrei fatta.

Così, quando ci penso, magari mi faccio qualche domandina, ma mi fermo subito: non mi piace andare a fondo nel bottino.

Il mio sogno sarebbe un “coast to coast”, in auto, con mio figlio perché io ci rimarrei secca, altro che “un po’ stanchina” come Gump, Forrest Gump; per quest’idea ho partecipato alla selezione di “Affari tuoi”, ma la prima non è andata a buon fine e per la seconda mi deve tornare la voglia. All’Eredità ci vuole troppo fattore “c”, e conoscendomi non ho dubbi che uscirei al primo giro. Ogni settimana gioco a “Vincicasa”, ma proprio per non dire che non ci ho provato; ho chiesto nell’agenzia che ormai ogni volta che mi vede stacca un biglietto Olbia-Livorno cabina esterna (lontani i tempi in cui dormivo seduta o per terra e mi lavavo nelle toilette comuni), e quasi quasi ci arriverei… poi addio università, se per caso decido di iscrivermi: scienze politiche. O allora? Non è colpa mia, è che mi disegnano così!

Ma a proposito di quella goccia, oggi tornando dal ristorante cinese (cosa che mia cugina non si permette di certo, in Italia: semmai va direttamente in loco), sarà stata la grappa al ginseng, il pensiero è tornato lì, ai viaggi: quanti, quali, quando, come… poi un’occhiata al cielo, quelle nuvole multiformi e multicolori che non mi stancano mai, che mai sono uguali una all’altra, chissà se da qualche parte nel mondo il cielo è bello come in Sardegna, però a Budapest sul battello Dunabella fra un bicchiere di spumante, la musica di Strauss e i palazzi che si specchiavano nell’oro del tramonto, anche lì non scherzava!

E allora pensavo: cosa potrò vedere nel mondo? se non tutto, cosa scegliere? cosa ho visto finora? Certo, appena manifesto un pensiero itinerante son tutti pronti a dirmi – sembra un disco – ma te sei stata in Vietnam, e nel ’68! Sì, è vero. Mia cugina no. Non ha sentito il puzzo che ti rimaneva addosso per mesi, non ha visto i feriti scaricati dagli elicotteri all’ospedale e il Vietcong che invocava Dio. Anche se in Vietnam c’è stata, anche lì, e quando mai!

Poi Budapest, la Svizzera (Zurigo e Schaffausen e Stein am Rhein); la Iugoslavia (allora era tutta intera), di corsa che ricordo solo quella specie di autostrada che la percorreva tutta, per arrivare in Turchia: ma i viaggi per lavoro, cosa vuoi vedere… e poi? Monaco di Baviera, Rio di Pusteria… Londra no. Parigi no. Ora che ci penso, nemmeno l’isola d’Elba, pur avendo abitato per cinque anni a Piombino. E poi… e poi? mi ripetevo viaggiando col pensiero…. col pensiero! allora sì! Col pensiero ho visto cose che voi umani… sono stata vicina al suono primordiale dell’universo cercando di capire gli armonici e la loro origine, ho visitato la composizione musicale, sono stata “dentro” la musica; ho soggiornato a lungo nel mondo incantato della poesia e ci torno quando voglio, sono stata per due anni insieme a Chopin nella sua Ballata in Sol minore, ho esplorato i mondi segreti dell’educazione musicale e ne ho portato per ricordo un metodo nuovo…

Sono stati questi i miei viaggi, è il caso di dire “esclusivi”: unicuique suum diceva qualcuno.

 

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